La Persona al centro di un mondo che cambia.

La mia ricerca nasce da una domanda semplice e, allo stesso tempo, difficile:

Cosa accade alla Persona quando cambiano le relazioni, il linguaggio e il modo in cui costruiamo la nostra identità?

È una domanda che attraversa il mio lavoro clinico e che, nel tempo, mi ha portata a osservare anche fenomeni sociali, educativi e tecnologici.

Tre sono, oggi, le principali direzioni del mio lavoro di ricerca.

ASH IDENTITY

Quando la violenza arriva a trasformare il senso di sé.

Ho elaborato il concetto di Ash Identity per descrivere una particolare configurazione identitaria che può emergere a seguito di esperienze profonde di violenza relazionale, bullismo o cyberbullismo.

L’immagine della cenere nasce da ciò che rimane quando qualcosa è stato attraversato dal fuoco.

Non una semplice frammentazione dell’identità.

Non una continuità lineare.

Ma la possibilità che, dopo l’annientamento simbolico di ciò che si era, rimanga un residuo che conserva memoria della perdita, del trauma e della discontinuità.

L’Ash Identity è quindi un concetto attraverso cui interrogare ciò che accade all’identità quando la violenza non ferisce soltanto una persona, ma arriva a modificare profondamente il modo in cui quella persona percepisce sé stessa.

PEER NARRATIVO

Quando una storia può diventare uno spazio per un’altra storia.

Il peer narrativo parte da una possibilità:

che chi ha attraversato la violenza e ha costruito una nuova identità possa mettere la propria storia a disposizione di altri.

La narrazione diventa così uno spazio di riconoscimento reciproco.

Una testimonianza può restituire dignità a chi racconta e, nello stesso tempo, offrire parole a chi ascolta.

Non si tratta di parlare al posto dell’altro.

Si tratta di rendere possibile un incontro attraverso la storia.

PATENTE UMANA

Che cosa significa essere umani nell’epoca della tecnologia?

La tecnologia sta entrando sempre più profondamente nei luoghi nei quali costruiamo identità, relazioni e conoscenza.

Comunichiamo attraverso sistemi che elaborano il linguaggio.

Affidiamo alle macchine una parte crescente delle nostre decisioni.

Costruiamo relazioni dentro ambienti digitali.

In questo scenario, la domanda non è soltanto che cosa la tecnologia sappia fare.

La domanda diventa:

Che cosa dobbiamo continuare a saper fare noi?

La Patente Umana nasce da questa esigenza: interrogare ciò che significa essere persone in un mondo nel quale una parte crescente dell’esperienza umana viene mediata, registrata, classificata e computata.

È una riflessione sulla responsabilità, sulla dignità, sul linguaggio e sulla capacità di riconoscere l’altro come persona.